mercoledì 18 novembre 2009

1 Un esempio






















Una ristrutturazione scellerata aveva cancellato la decorazione a finto rilievo del soffitto di questo androne ottocentesco, e nessuno s'era curato di lucidare o fotografare quanto ancora esistente, per cui la ricostruzione è stata fatta in base ad un ricordo dell'originale, di cui non esistevano fotografie, tenendo conto dello stile decorativo dell'epoca del palazzo, fra il sette e l'ottocento. Una buona pratica del disegno m'ha permesso di produrre un cartone credibile di un angolo qui riprodotto, che è poi stato spolverato nei quattro angoli della volta, fornendo una eccellente traccia per una decorazione a calce (finto fresco o mezzo fresco) che richiamasse garbatamente un probabile originale, senza pretesa di passar per tale. Il posizionamento delle ombre funzionò tranquillamente riprendendole dal cartone, nonostante rappresentasse un quarto della decorazione: considerando le due aperture come fonti di luce, l'esecuzione simmetrica di volumi ed ombre avrebbe agevolato anche un mestierante alle prime armi. Si sarebbe potuto procedere più brevemente tracciando una proiezione presa da uno degli innumerevoli, spesso ottimi, indici di repertorio, ma avrebbe avuto problemi di proporzioni e di inserimento nella superficie da decorare, problemi che un buon disegno permette di risolvere in corso d'opera. E' inoltre opportuno ricordare che tutte le lenti deformano l'immagine che proiettano, e lo spessore stesso della linea disegnata, influisce sull'effetto finale, mentre possiamo osservare che, per esempio, le volute e le modanature, ossia le diverse superfici del modellato del nostro disegno sono determinate dal contrasto fra chiaro e scuro e non da una linea tracciata, a tutto vantaggio dell'effetto di realismo plastico. Dettagli trascurabili? Volendo, sì. Io però preferisco considerarli concetti figurativi, che chi guarda avverte anche senza notarli. Inoltre, il lavorare all'antica, con un contatto fisico sull'opera, arricchisce il nostro modo di vedere e rende consistente il maturare dell'esperienza. In presenza di un lavoro originale, sarà naturale immedesimarsi nell'artiere che lo fece, ragionare quindi di materiali, di tempi, di metodi e di tutti gli elementi che fanno del decorare un mestiere. L'esperienza maturata lavorando all'antica, potrà metterci in grado di intervenire sapientemente su pitture danneggiate, armonizzando il nostro operato col lavoro originale, di cui avremo sperimentato, almeno in parte, metodi e materiali. Non solo Giotto può necessitare di restauro, c'è anche una quantità immensa di opere "minori" degne di rispetto, talvolta sdegnate dai professionisti, su cui la conoscenza di tecniche e materiali può abilitarci ad intervenire, pur senza fregiarci della qualifica di Restauratore. Il restauro è mestiere altamente specialistico, che coniuga scienza ed arte per pratiche che nessuno può permettersi di improvvisare, ma un abile artiere può esser d'aiuto in talune fasi su cantieri anche importanti, intervenendo con prudente discrezione su opere per le quali un restauro canonico sarebbe eccessivo, ma che meritano comunque di sopravvivere: gli angioletti seicenteschi, dipinti da un ignoto di fine ottocento, la decorazione a graffito del palazzo padronale, le zoccolature a stucco lucido e via dicendo, vengono spesso distrutti nelle ristrutturazioni per la mancanza, nell'impresa appaltante, di qualcuno che possa intervenire prontamente, senza far danno e contenendo i costi, oppure rabberciati malamente da buoni artigiani a digiuno di competenze artistiche, con buona pace di ogni Sovrintendenza. Inoltre, qui lo dico e qui lo nego, restauratori preparatissimi e competenti per quanto riguarda il recupero e la conservazione, sono carenti nel disegno, presumo perchè nelle scuole che li preparano il disegno è considerato un orpello superfluo che non è il caso di far studiare a chi dovrà consolidare, ripulire, strappare eccetera per strappare alla morte opere immortali(!). Invece, io penso che studiare a fondo il disegno per copiare che so, Masaccio, cercando di capirne lo spirito e la tecnica serve moltissimo a chiunque voglia disporsi al salvataggio delle opere, non per ricostruirne le parti andate distrutte, ma per capire cosa sta cercando di salvare, e come farlo al meglio, anche se non si porrà mano ad alcun ritocco.

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