giovedì 26 novembre 2009

4 Semplificazione disegno e postura







































Il disegno più grande mostra come ogni oggetto sia riducibile a geometria, il volume sarà poi rappresentato per mezzo di ombre, proprie e portate. Come già detto, l'ombra propria è quella che, secondo come un oggetto riceve la luce, ne determina il chiaroscuro; l''ombra portata è quella che l'oggetto proietta sul piano d'appoggio, o su un altro oggetto. Esiste una materia, abbinata allo studio della prospettiva chiamata "teoria delle ombre", che studia come le ombre si regolano in varie posizioni rispetto alla fonte di luce. Ci sarà modo di parlarne, ma non come materia specifica, così come della prospettiva, in quanto uno studio approfondito richiederebbe una trattazione certamente appassionante, ma che finirebbe col distrarre dal lavoro pittorico. Esistono ottimi trattati, corredati da eccellenti illustrazioni, che consiglio di tenere a portata di mano, ed anche il mezzo che stiamo utilizzando dispone di trattazioni esaudienti, noi qui ci limiteremo a considerare l'aspetto rappresentativo, che spesso non è rigoroso, ma si esige che sia efficace. Fondamentale in ogni disegno, l'asse perpendicolare al piano d'appoggio che andrà sempre tenuto presente, anche qualora l'oggetto rappresentato dovesse essere asimmetrico o inclinato. L'asse determina la posizione e l'ingombro dell'oggetto nello spazio, permettendo così di comporre oggetti, vegetali, animali o persone. Gli atri tre schizzi, sono esplicativi di questo concetto: un asse di simmetria permette di definire l'asimmetria della brocca, per poterla accostare alla tazza, anch'essa asimmetrica. Considerando un asse perpendicolare, possiamo gestire la simmetria di una figura così asimmetrica come un albero, e sempre un asse ci permetterà di posizionare una figura in movimento, definendo l'inclinazione dell'altro asse, corrispondente alla spina dorsale. Consideriamo ora la postura da tenere lavorando: dagli schemi qua sotto si vede come il lavoro affrontato verticalmente determina una posizione ortogonale del cono ottico, che dà una veduta con proporzioni costanti anche da distanze diverse, mentre il disegno steso su un tavolo subisce la deformazione visiva dovuta all'inclinazione del cono visivo , che varierà cambiando la distanza dello sguardo dal lavoro, in base alla postura della spina dorsale di chi esegue. Per schizzi veloci su fogli piccoli ci si appoggia ad un tavolo, ma abituarsi all' impostazione verticale favorisce la considerazione costante del lavoro nell'insieme, senza contare che lavorando sulla parete ... Allo stesso modo, misurando le proporzioni con la matita, tenere il braccio teso manterrà costante la distanza della matita dall'occhio, quindi la dimensione della misura che avremo scelto come modulo. Personalmente, inoltre, preferisco usare le matite a pulsante, che non venendo temperate rimangono della stessa lunghezza, fornendo un'unità di misura costante che è la matita stessa.

















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