mercoledì 2 dicembre 2009

5 Decorazione pittorica

Trompe l'oeil: inganna l'occhio, forma di decorazione frequentata in tutte le epoche per abbellire ambienti spogli, aprendo spazi illusori tramite la rappresentazione di architetture talvolta impossibili, o di paesaggi. Ne troviamo esempi pregevoli nei resti Pompeiani, ma si considerano maggiormente quelli fra il 1600 e l'800, incrociandosi con l'affresco celebrativo, sacro e profano, adornando di fregi e bassorilievi abilmente imitati locali e facciate spoglie, arricchendo con stucchi e marmorizzazioni superfici insignificanti: basti pensare alle famose facciate liguri, agli stucchi veneziani, più marmorei del marmo, alla profusione di cornici modanate con ovulli e gole, greche a finto rilievo, finte scanalature su lesene simulate, nicchie con statue dipinte, e teste di leone e foglie, pampini, bacche e così via, che vediamo in tutte le dimore Napoleoniche come della Restaurazione. Opere di piccole dimensioni si sbizzarriscono in virtuosismi tuttora usati dagli Iperrealisti, ma considereremo maggiormente la decorazione architettonica, essendo l'opera mobile lavoro di un singolo Artista, mentre su interni o facciate si lavora, generalmente, in squadra. Al di là di esagerzioni, kitsch e gusto pompier che affliggono da sempre l'Arte Ufficiale (A. Uff.) si possono apprezzare opere di altissimo livello tecnico, e soluzioni geniali di utilizzo di materiali poveri per relizzare opere più pregevoli di altre realizzate con materiali preziosi, per esempio il paliotto di gesso che imita la tarsia marmorea, di cui un pregevole esemplare è l'altare maggiore nella bramantesca chiesa di S. Satiro a Milano.
Perciò, trovo riduttivo definire artigianato l'opera dei decoratori, specialmente con una critica che si sbraccia a celebrare espressiioni in cui la manualità ed il mestiere sono accuratamente evitati, a favore di concettualità non di rado banali. Tenderei, quindi, a ridefinire arte ed artigianato,secondo termini economici e non qualitativi: un artigiano si fs pagare secondo la quantità di lavoro, un artista secondo criteri diversi. Il termine "Artiere", molto in uso in Italia meridionale, potrebbe benissimo definire la categoria dei decoratori.

Siccome il Trompe l'oeil è quasi sempre eseguito su commissione, e non sempre di un Medici o un Borromeo, è bene mettersi in grado di soddisfare tutte le richieste, ispirandosi a opere valide, esercitandosi a fare un po' di maniera: si può prendere un paesaggio da Corot, un interno da Bonnard o da Paolo Uccello, vedute cittadine da Canaletto, interni suggestivi da Piranesi, portando sul muro quel che si riesce a trasporre.

Si fa anche un gran parlare di prospettiva, intenendo quella la cui invenzione varie scuole di pensiero attribuiscono all'Alberti piuttosto che a Paolo Uccello o Brunelleschi o a chi so io, tutti insigni studiosi della materia in questione, che sviluppano però un percorso iniziato da secoli verso la rappresentazione dello spazio. Io preferisco parlare di resa spaziale, pur essendo, nel mio piccolo, uno studiatore della prospettiva da quando ho cominciato a disegnare, ed incoraggiando tutti a studiarla. Ritengo che la spazialità sia data da un concorso di elementi come colore, disposizione dei soggetti, proporzioni e definizione delle immagini differenziate, insomma un'armonizzazione del tutto, piuttosto che dalla rigorosa applicazione di regole geometriche, che vanno comunque conosciute, se si vuol trasgredirle con criterio.

Nelle immagini che allego, il concetto è abbasteanza chiaro: ho ignorato linee e punti di fuga, tenendo però ben presente il primo piano, i piani intermedi, e lo sfondo, stemperati fra loro per dare senso di casualità all'immagine.

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